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Editoriale XI – Med-Fantasy e Peplum

Una delle locandine di Cabiria - 1914

È capitato più di una volta di vedere scritto in giro che il med-fantasy sarebbe una versione in parole scritte dei film di genere Spada e Sandali, altrimenti detto Peplum. Idea che forse nasce dalla distinzione fra immaginario mediterraneo e nordico: celticheggiante o scandinavo.

Locandina di Maciste, il gladiatore più forte del mondo - 1962

Questa, però, è una visione del Fantamediterraneo ingenua e limitante. Non c’è alcun motivo – con tutto quel che si può fare in narrativa – per limitarsi a usare un immaginario tratto dalla mitologia classica dei greci e dei romani; gli intrecci picareschi non sono gli unici d’interesse (e non trasmettono granché il senso dell’avventura), così come quelli super eroistici alla Howard.
Così come non c’è nemmeno motivo per limitarci a mondi classicheggianti o medievaleggianti.

Locandina di Totò contro Maciste - 1962

Certo, dovendo cominciare a lavorare su tipi, topoi, trame, tematiche, scegliere un punto di riferimento comune storico/mitologico, per cominciare non sarebbe futile, ma a quel punto la cosa avrebbe senso – tenendo a mente che il buon Fantasy ha lo sguardo ben rivolto alla realtà di chi scrive e di chi legge – infrangere le piatte vulgate di quel che erano gli dei, i semidei, eroi, mostri e creature magiche del mondo antico. Quale è stata, realmente, la “Seconda Età dei Sogni” europea, con la fine dell’Impero Romano d’occidente e l’arrivo di nuove popolazioni.

Caliga

I sandali, le caligae, nel lungo cammino percorso in infiniti viaggi dall’antichità al tempo dei vari tramandatori hanno raccolto tanta, troppa, polvere. Poco scalda il cuore il risaputissimo cipiglio di Giove/Zeus, il capo chino a spingere/sollevare/scagliare l’immane peso di un Ercole/Eracle, la vanesia venustà di Venere/Afrodite e la gelosia dell’occluso Efesto/Vulcano.
È un insopportabile piattume che nasce da una arbitraria, infondata equazione fra divinità di diversa provenienza e con peculiarità diverse alla loro origine e, in definitiva, anche sotto l’imposto sincretismo imperiale augusteo. Come sa chi ha seguito questo sito, Efesto non è Vulcano, e di dio abitante nei fuochi dell’Etna ne esisteva un altro: Adranòs. Ciò solo per fare un primo esempio.

A saper bene guardare, indagare, sondare, le dimensioni, le lingue, i popoli e le loro divinità, sono molte ma molte di più di quelle che ci hanno raccontato sui polverosi banchi di scuola.

La Porta dei Leoni di Micene

Ovviamente, da questo punto di vista sorge una fondamentale domanda: cosa gliene può mai importare ai giovani studenti, ai lavoratori sul treno dei pendolari, alle casalinghe, delle traversie di una ninfa, di un legionario o di un accolito di Zagreus?

La risposta a questa domanda, riteniamo, sta a ogni autore; a chiunque si orienta più sul puramente evasivo, romantico, erotico, orrorifico, epico, psicologico, sul personale o piuttosto sul sociale. Di certo l’invito è fornire qualcosa ai viaggiatori dei nostri mondi, qualcosa di sincero, di onesto, di potente, coinvolgente, affascinante e meraviglioso. Costrutti narrativi magari imperfetti, ma che portino avanti il lavoro di elaborazione su quell’essere magico, quella situazione topica, quella problematica, eccetera.

Già, il senso del meraviglioso. Sarebbe gran cosa riuscire a permearne un racconto, fosse anche solo una pazza gita a spasso fra eroi e imperatori, giumente rapite e divinità silvestri.