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Editoriale XIII – Le magnifiche sorti e progressive… dell’autopubblicazione

Smoldering dragon

Lo scorso 26 Luglio, il nostro sito ha ricevuto una mail in cui l’autore di un romanzo posto in libero download sulla rete e di una raccolta di racconti che spaziava in vari generi, chiedeva se fossimo interessati a leggere e recensire una o entrambe queste opere.
A questa richiesta abbiamo dovuto opporre il nostro rifiuto, adducendo molteplici motivazioni, non ultime: la mancanza di attinenza della raccolta di racconti col med-fantasy, la novità delle pubblicazioni (noi ci interessiamo unicamente a quei testi che consideriamo paradigmatici, non ai libri freschi di stampa), ma altro elemento fondamentale è il fatto di essersi pubblicati da soli il manoscritto.
Di conseguenza ricevemmo una risposta educata, ma nella quale era inserito quanto ora citiamo:

Mi spiace constatare che anche in questo caso il pregiudizio sui testi autoprodotti viva e prosperi indisturbato, poiché fa ancor più male scovarlo fra persone che conoscono la realtà editoriale italiana e che dovrebbero comprendere come per un aspirante autore sia preferibile autopubblicarsi piuttosto che finire in pasto a un piccolo/medio editore privo di distribuzione e (spesso) di professionalità imprenditoriale.

Ora, rispondendo a questo argomentazione speriamo di fornire un servizio utile a più persone.
Sarà anche vero che trovare persone disposte a pubblicare un esordiente è difficile, soprattutto se non ci si è prima informati su come funziona la nostra industria editoriale, se non si è fatta un minimo di gavetta da autore di racconti in concorsi, selezioni, contest vari di cui non c’è certo scarsità. Ancora più difficile è venire pubblicati da un editore capace di distribuire il libro, a livello nazionale, nelle librerie. Il meccanismo della coda lunga e degli spazi in libreria occupati a pagamento per esporre un unico libro di tale grosso editore che lo promuove come un best seller a priori, tende a sfavorire principalmente i nostri autori esordienti. Inoltre è un po’ meno difficile, ma comunque arduo, trovare qualcuno disposto a parlare del nostro testo, che sia segnalarlo o recensirlo.
In questo quadro si dispiega l’azione propagandistica dell’editoria a pagamento. La conosciamo un po’ tutti no?

Gatto e volpe
  • In passato, in Italia e in altre nazioni, famosi autori hanno fatto ricorso all’autopubblicazione per il loro primo romanzo, e da lì fu… successo!
  • Perché non si dovrebbero pubblicare tutti i manoscritti? L’editoria dovrebbe essere più “democratica”.
  • L’editoria ufficiale non accetta esordienti, se non i calciatori, quelli che sono passati in tv e i soliti raccomandati, tanto vale farsi stampare il libro.

Poi è arrivata la rivoluzione (in Italia partita in sordina) dell’editoria digitale, gli ebooks, le librerie on line, i sistemi come Lulu.com, Ilmiolibro.it, You can print… e l’irruzione di forza da parte di Amazon sul nostro mercato. Tutti fatti che hanno dato speranze a molti. Di recente, poi, è un fiorire su internet di articoli e corsi di “autopromozione”.

Speculus magicus

Incominciamo ora la contro-argomentazione.
Di grazia, caro aspirante scrittore, quale speranza nutri? Di venire pubblicato? E dopo?
Ribadisco la domanda, perché sappiamo che spesso si tende a ignorarla: e dopo che hai pubblicato?
La pretesa “democraticità” della pubblicazione è una controproducente bufala! L’attività creativa (che sia o meno “artistica”) non ha nulla di democratico: mille ci provano, dieci vivacchiano e uno solo ha tutti gli applausi del pubblico.

Giove

Il pubblico dei lettori, per Giove! Esso deve essere il centro dell’attenzione di ogni creativo, e i lettori sono meno stupidi di quanto certi pessimi attori della scena editoriale nostrana li dipingono. Se non altro (al minimo) sono capacissimi di stabilire da sé se il testo che forse la bella copertina, la posizione dominante negli scaffali e il battage pubblicitario l’hanno indotto/a a comprare e leggere.
Alla lunga, i lettori possono identificare un intero genere letterario con le pessime opere che gli sono state somministrate con gli stratagemmi pubblicitari, la sovraesposizione libraria e snobbarlo in massa.

 

faery Shield

Dovrebbe essere interesse di tutti gli appassionati di un genere, quindi, vedere pubblicate opere veramente divertenti, appassionanti, capaci davvero di fare quel che l’autore desiderava facessero (piangere, ridere, arrabbiarsi, pensare, sognare, emozionarsi) e questo lo si può fare unicamente con buoni, maturi, consapevoli lavori, frutto di anni di vita, studi, conoscenza.

Fondamentale è inoltre il fatto che un manoscritto sia stato scelto per venire pubblicato, da un editore che decide di investirci su il lavoro di redattori editoriali, impaginatori, illustratori e poi ufficio stampa. La mancanza di questa scelta, e di questo accompagnamento all’autore, è la discriminante fatale.
Fatale perché senza quella scelta una qualsiasi testata cartacea o web non può parlare di un libro. In Italia vengono pubblicati più di seimila (6000) titoli nuovi all’anno – in formato cartaceo – più di sedici e mezzo al giorno (senza contare domeniche, festività o ferie agostane). Con questi numeri non è certo corretto pretendere di avere spazio, aprioristicamente (leggi&recensisci) soprattutto.
Dipoi, fortunatamente per tutti noi, questa industria editoriale non è così occlusa come gli pseudo editori dicono con chiaro interesse. Basta non pretendere la pubblicazione in grande e affidarsi con qualche medio o anche piccolo editore specializzato nel proprio genere di riferimento, fra i quali se ne trovano di seri e motivati, che pubblicano senza chiedere soldi, nemmeno un contributo di pubblicazione.
Esistono i concorsi, per manoscritti di inediti e… ultima risorsa nata dalla rivoluzione digitale, vi sono anche quelle nuove realtà editoriali native digitali, che pubblicano unicamente su formati per ebook reader.

 

Strada percorribile

Che differenza c’è col pubblicarsi il libro con Amazon.it? Che gli editori scelgono ed editano, magari fanno anche un minimo di lavoro di comunicazione a mezzo stampa per pubblicizzare il testo.
Editori che se seri si faranno conoscere, saranno garanzia per le testate che recensiscono romanzi, al contrario di un qualsiasi stampatore, on demand, a pagamento, con i frizzi e i lazzi. Altrimenti come si fa a sapere se il testo è stato scritto bene, se l’autore è un degno ricercatore e selezionatore di parole, invece del solito ragazzotto che si è gettato sul Fantasy imberbe ed inesperiente, dopo aver appena mandato giù un romanzo, cinque fumetti, qualche film al cinema e una lunga sequela di videogames?

Sarebbe, quindi, già qualcosa partire dall’essere pubblicato da un editore, per quanto piccolo e distribuito solo on line, sarebbe anche meglio proporsi nel modo corretto, chiedendo una lettura e parare privato, dimostrando così di essere più interessato al riscontro, di gente appassionata, di uno che è innanzitutto un buon lettore del genere, più che di avere uno spazio pubblicitario.
Indi, non consideriamo la pubblicazione come il punto d’arrivo, e venire scelti da un editore e il lavoro di correttori di bozze e di editor conta ancora. L’autopromozione (dopo l’autopubblicazione) è poco produttiva, anzi, fa sprecare tempo a uno scrittore che dovrebbe mettersi sotto a scrivere il romanzo successivo.

The Silence Glory

Se è vero, però, che non possiamo prevedere cosa accadrà da qui a un anno, allo stato attuale possiamo certamente affermare che le meravigliose sorti e progressive dell’autopubblicazione, finiranno nel silenzio.

19 Risposte a “Editoriale XIII – Le magnifiche sorti e progressive… dell’autopubblicazione”

  1. Condivido pienamente questo articolo, che trovo esaustivo e molto veritiero.

    Soprattutto la parte sulla falsa democraticità. Questo eccesso di democraticità dell’Arte tende a dequalificare il prodotto artistico stesso. Ciò che vale muore nel silenzio d’una bolgia di rigurgiti testuali.

    Un caro saluto a Muspeling. Ti seguo sempre.

    Fabrizio

  2. Scusate ma… dite sul serio…?
    La differenza tra la pubblicazione editoriale e quella fai da te starebbe nell’assunzione come dato certo che vi sia, come dire, una sorta di approvazione super partes da parte di chi ‘la saprebbe più lunga di te’…? A parte che un editore la sa sempre meno lunga di te (e se si parla di Fantasy, senza dubbio), ma poi l’editore oggi non esiste: esiste la segretaria-editor-comitado-di-lettura-meglio-se-emo-così-mi-fiuta-il-pubblico-sedicenne-meglio-se-gnocca…
    Mi dispiace ma dissentisco al 100%. Poteva essere un articolo credibile negli anni ’80… ma oggi non direi che ci sia troppo da riflettere in merito: l’editoria fantasy semplicemente non esiste, punto. Nel senso che il sistema manca di organismi di tutela sulla qualità… manca di persone realmente addentro al fatto artistico, a meno di non crede che questi editor, appunto, possano essere anche solo lontanamente scambiati per dei ‘professionisti’. Mi sembra un attacco insensato a chi ha voglia di dire la sua NONOSTANTE QUESTO, ed è un bel nonostante, se ci pensate… Molto più logico dire: il tuo libro, a mio parere, non meritava (secondo i miei gusti, canoni estetici e quel che vuoi) una mia segnalazione in merito. Ma che dei libri taciuti per molti anni finiscano per conoscere -finalmente- la luce, no, non lo trovo affatto balordo…
    Certo: questo sistema permetterà a molti di essere pubblicati, scrittori veri e presunti… ma i presunti, storia insegna, o ricevono molti soldi insieme a molti fischi, o né uno né l’altro.
    Non è una critica esplicita sulle tue convinzioni, attenzione: sarebbero anche le mie, a ben vedere… solo che mi parli di un’editoria non più possibile: per vari, vari motivi… Questo genere di editore non esiste più per il commerciale, figurarsi per il fantasy, che in Italia è senz’ombra di dubbio un genere di nicchia (quello vero: no le nippocazzate o i gli elfi punk o emo)…

    1. Si tratta di questione articolata su più piani.

      Dal punto di vista della scrittura è sempre, sempre, meglio che vi sia un altro sguardo su quanto si è scritto (se professionale è preferibile). Le critiche potranno anche non essere sempre centrate, ma aiutano a vedere con uno sguardo diverso quanto si è scritto. La competenza di una casa editrice, oltretutto, anche se non è cosciente di cosa sia il Fantasy e le sue varie sfaccettature, riguarda l’aspetto del mercato, della sua ricettività, ma anche se uno stile di scrittura (esempio estemporaneo) è consono al target a cui si rivolge il testo.
      In generale, tutti gli autori che hanno ottenuto un seguito, sono là fuori in attività, dicono tutti la stessa cosa: accettare le critiche e l’editing serve.

      Poi, c’è una chiusura maggiore verso gli scritti apertamente Fantasy, è possibile e potrebbe anche coincidere con la nostra impressione. Vanno considerati, però, alcuni elementi da questo punto di vista:
      A – quanto durerà, visto che di film Fantasy ne attendiamo ancora con i tre pezzetti di Hobbit che Peter Jackson ci sta preparando? Quanto può durare, visto e considerato che il Fantasy è ancora vivo e vitale in giro per il mondo?
      B – quanto ci ha fatto bene lo “sfruttamento petrolifero” del genere Fantasy da parte dei grossi editori che spacciavano per Fantasy scritture spesso ingenue, in stile e in immaginario? Vogliamo davvero – ammesso che sia possibile – tornare agli anni 2003-2008?
      C – di buoni romanzi sperimentali del Fantasy, tuttavia, ne sono stati pubblicati anche da editori maggiori, pensiamo alla carriera fatta da Dimitri e Tarenzi. Quindi, i grandi numeri fatti dalle proposte più commerciali, ci hanno concesso lo spazio per presentare romanzi generosi, intelligenti e consapevoli. Romanzi che vanno (must) letti, conosciuti e rilanciati tenendo conto di quanto è stato fatto nel nostro atto di scrittura.

      Poi, come in articolo è stato affermato: male che vada esiste l’editoria digitale, con certo una minore penetrazione fra i lettori. Se partisse a questo punto un serio movimento di scrittori che leggono Tanto Fantasy e conoscono i migliori esperimenti degli autori italiani, se dialogassimo con i creativi sensibili al Fantasy di ogni altra forma d’arte, crediamo che tempo e modo di una nuova ripresa ci sarà.

      Il digitale è, ovviamente, un mare magnum che offre opportunità, cioè possibili vantaggi e rischi. Sarà sempre possibile trovare persone in gamba, singole o piccole case editrici, proprio perché c’è una decisa difficoltà (mancando soldi…) a entrare a lavorare dentro una maggiore casa editrice. Il rischio sono i truffatori, ovviamente, editori a pagamento, gli incapaci, gente che non ama il proprio lavoro, manco apprezza il Fantasy. Ma come lavora un editore è cosa pubblica, nel tempo si fa una sua credibilità.

      Ciò non vale per gli scrittori:
      sono anni che giro per questo ambiente, e quanti sono gli scribacchini che progettano ennelogie a priori, con pochi libri letti, poca consapevolezza da scrittore, mischiando magari – in modo inconsapevole – immaginario manga con quello “celticheggiante” o “vichingo”? Quanti, pur attingendo a padri nobili del genere, fanno Oggi una fan fiction di scrittura lovecraftiana o howardiana, senza inventare niente (o, peggio, affetti da lirismo scatenato)?

      Alla fin fine, il problema del silenzio su cui finiscono gli autopubblicati è di natura meccanica:
      troppi sono i pessimi scrittori e finisco per fungere come la cattiva moneta che scaccia dal mercato quella buona (come già avvenuto nel giornalismo), chi si dedica alla lettura/recensione – posto che i blog e i siti dedicati proprio a questo sono aumentati di recente – sono un numero finito e non elevato. Non c’è semplicemente spazio per leggere un inedito autopubblicato e autopresentatosi. Dato che la produzione editoriale c’è ancora, e beh, va di forza che i libri editi hanno sempre la precedenza. Lo spazio, quindi, si restringe ulteriormente.

      E tutto ciò viene prima di quanto noi ci proponiamo di fare su questo sito.

  3. Ciao: non so se dici in merito al mio commento… Sì, credo anch’io che il F. muova molti soldi, ma non credo possa essere denominato F. il panorama editoriale odierno. Quello che intendo dire, insomma, è che io non riconosco più l’editoria come organismo in grado di stabilire il gusto comune, le aspettative delle persone inerenti e dunque anche la qualità che potrebbe circolare… E’ una convinzione nostra, quella di credere che l’editore pubblichi il libro bello: in realtà l’editore pubblica il libro vendibile… specie poi in periodi di crisi. L’asticella del rischio s’è abbassata drasticamente, e se sfori dal consueto (dalle mode del momento), anche se con qualcosa di molto valido, non esci; il coraggio d’uno scritto prevede giocoforza il coraggio d’un editore, ma già molti prima di noi si sono dilungati su come alla fin fine gli editori in Italia semplicemente non hanno voglia di rischiare, col F. … ce la dice lunga il fatto che siano editori molte volte eterogenei, altre volte grandi ma disinteressati al bello.
    Si consideri poi che invece, storicamente parlando, siamo in un periodo in cui il coraggio immaginifico dovrebbe farla da padrone, dacché bloccati dietro i soliti due, tre autori…
    Comprendo il nostro smarrimento: ma allora, chi a stabilire un’assodabilità del prodotto, dacché un vero termometro in tal senso non c’è, e dei critici seri si muovono solo col pedaggio pagato…? Beh, il tempo darà loro ragione, tutto qui; e poi io ritengo che dei bravi articolisti possano sempre motivare la buona penna che esce su internet, sia essa gratuita o a pagamento.
    In fondo è tanto semplice: se la tua fantasia promuove personaggi e mondi irresistibili, stai pur certo che influenzerà, farà parlare… oggi c’è troppa discussione sul come scrive, e poca o pochissima sul cosa. Come a dire: discuto sul come fare una macchina ancora tutta da disegnare…

    Grazie comunque di questo spazio dedicato al med: un genere tutto inedito, tutto da scoprire e che finalmente esala le fragranze del nostro trascorso, di certo assai più affascinante di qualsiasi altro…

  4. Ad Admit:
    sì, sono d’accordo anche io… semplicemente non riesco a vedere moneta buona e moneta cattiva: voglio dire, m’aspetto di leggermi strazulla su internet e di dedicargli due minuti… se poi me la trovo in libreria, la cosa mi dà ancora più fastidio 🙂
    Ma la differenza è che su internet il mare di marmellata non fa testo… è materia informe che sarà mangiata dagli hacker nel peggiore dei casi… Se invece pubblichi, ecco che un danno reale c’è: all’ambiente (abbatti alberi), al pubblico (lo scoraggi), agli emulatori (li illudi).
    Insomma: io non m’accosto più agli scaffali F. senza avvertire un leggero prurito… anche nei casi di diversificazione, le storie non sono certo d’impatto.
    In merito all’editor: qui la questione è un tantino più complessa, perché alcune volte può essere d’ausilio (pensiamo a lavori dispendiosi come La Storia Infinita), altre volte d’impaccio (immaginiamoci Poe, Lovecraft o Howard sotto la direzione di un editor: quanta veracia avrebbero avuto i loro racconti…?). Dunque, anche qui, dipende dall’idea-madre dell’opera, dalle intenzioni dell’autore e, ovviamente, anche dalle sue reali capacità.

    1. Ciao Danilo,
      risponde al complesso dei tuoi ultimi due commenti.

      Per cominciare: so molto bene che gli editori attuali (generalmente parlando) sono molto più dei mercanti che dei mecenati, viviamo in un regime di mercato viziato da alcune strutture ben poco liberali (l’accentramento in poche mani delle maggiori case editrici, che possiedono anche i maggiori distributori e anche le maggiori catene librarie), ma il numero degli editori è bello corposo (se non ricordo male siamo oltre i 2000). Siamo anche in una fase in cui i direttori del marketing (che si sono impossessati del settore editoriale, contribuendo a renderlo più venditore di prosciutti che il vecchio mestiere di far circolare idee) hanno decretato che non ci sono più i grandi bacini di lettori, ma tante piccole cerchie di lettori, ognuna della quale andrebbe fidelizzata con proposte appropriate a loro solo. (secondo i principi del marketing: la ricerca della massima resa col minimo della spesa nella produzione).

      Ma nel gran numero di editori, ce ne sono di seri, più piccoli che grandi? Forse, ma in ogni caso, negli scaffali Fantasy in libreria mica c’è solo l’ingenuità della Strazzulla! Hai mai visto i libri di Francesco Barbi (Dalai), Luca Tarenzi (Gargoyle Books e ultimamente Salani) e Francesco Dimitri (in esordio Marsilio, poi passato con Salani)? Conosci editori come Gargoyle e Asengard, magari l’Alacran e le Edizioni XII?
      Da quanto scrivi ho la netta sensazione che tu ti sia arreso troppo presto, ma non temere: noi stiamo proprio recensendo (pian pianino, di più non si può) i libri di Fantasy italiana che a nostro modo di vedere hanno dispiegato ambientazione e tematiche nostrane. Seguici che potresti avere delle sorprese! 😉

      Sugli editori, beh, ahem… veramente Lovecraft (che si era formato molto sulla letteratura greca e romana) faceva da correttore di bozze ed editor di un bel gruppo di altri autori; a volte li doveva riscrivere, pensa. Quindi, anche quella produzione più “Pulp” il bisogno di un giudizio competente lo sentiva e lo cercava. Poi, c’è editing invasivo e editing propositivo. Ci sono scrittori che rifiutano le critiche, e autori che ne fanno tesoro.
      Come sempre è, il salto da scrittore ad autore lo si vede da quanto lo scrittore sa sfruttare a proprio vantaggio le critiche. 🙂

  5. Perché dubito che le autopubblicazioni siano un fuoco di paglia?
    Da non autopubblicato, e da non odiatore “coatto” delle case editrici (comunque un panorama troppo ampio per racchiuderle tutte in un’unica categoria da incenerire di infinito odio) espongo un po’ dei miei dubbi.

    Dubito perché l’autopubblicazione è sempre esistita e ora che non è più sinonimo di mossa disperata (perché le regole della distribuzione stanno cambiando) non vedo perché debba dimostrarsi un fuoco di paglia.

    Dubito perché i pareri “specialistici” delle case editrici non paiono sempre così azzeccati, e perché ho letto cose egregie autopubblicate, e porcate incredibili rifilate a 15-20 euro da case editrici “serie” piccole e grandi.

    Dubito perché per le piccole nicchie d’interesse resta solo la via dell’autopubblicazione (o il silenzio tombale).

    Dubito perché oggi servendoti della rete puoi ottenere un editing fatto abbastanza bene se conosci le persone giuste, mentre le case editrici magari ti propinano (ok, non avviene sempre, ma succede) l’assistenza di persone inesperte, dogmaticamente formate sui manuali.

    Dubito perché il filtro super partes non esiste e non è super partes, perciò è inutile parlare di vere o false democrazie. Dopo averci mostrato tante mosse figlie del marketing più spregiudicato, certe case editrici hanno fatto cose immonde e non possono travestirsi da dee della giustizia. E in molti casi in effetti non ci provano nemmeno, e in questo sono coerenti.

    Dubito, perché gli autori che completano un lavoro vogliono cercare dei riscontri, oggi più che mai possono provarci, e non hanno motivo di stare ad aspettare l’imprimatur di gente distratta che non prova nemmeno a valutarli.

    Dubito perché certe case editrici non pagano gli scrittori, e le voci girano.

    Dubito perché la grande maggioranza delle autopubblicazioni sono schifezze ma una piccola percentuale non lo è. Nel materiale delle case editrici “serie” siamo messi meglio, ma fino a un certo punto.

    Non credo che ci sia una guerra di religione in corso, anche se gli Italiani devono instupidire qualsiasi problema trasformandolo in una rissa tra guelfi e ghibellini.
    Semplicemente il mondo cambia e delle vecchie regole la gente se ne frega. Con tutto questo, immagino che un valido autore autopubblicato non rifiuterà di essere cooptato nel mondo degli scrittori “seri e veri” se una casa editrice gli vorrà offrire un contratto.

    1. Grazie per la tua risposta, Bruno! 🙂

      Comprendo quanto dici, eh sì, c’è anche il problema degli editori che non pagano gli autori, sebbene questi abbiano con loro pubblicano da uno a tre romanzi (almeno, per quel che ho saputo parlandone proprio con gli autori coinvolti). Questo è un altro bel sasso sulla credibilità globale dell’editoria ma, comunque, non fa mai bene fare di tutta l’erba un fascio.

      Nel mio articolo e risposte ho semplicemente addetto una questione “meccanica” di difficoltà di recensire tutto quanto esce e che gli articolisti, per forza di cose, devo fare delle scelte. Dato il poco tempo a disposizione, è difficile, se non impossibile, darsi alla scrematura degli autopubblicati, giocoforza di va sugli editi.

      Poi, anche io ho detto che l’editoria nativa digitale è una risorsa, ma appunto mi riferivo a editori veri. L’autopubblicato che si è servito di professionisti free lance per editare il proprio testo, ancora ancora, può fornire un minimo di garanzia, ma quanti fra gli autopubblicati lo fanno? A me risulta pochissimi, poi…

      Inoltre, l’autopubblicazione rischia di essere uno sfogo per il classico scrittore dall’ego ipertrofico che non accetta alcun parere sul proprio testo e lo spiattella là. Mentre noi qui siamo per la scrittura consapevole, da autori, gente che mira a essere un buon professionista prima ancora di essere un “artista”.

      Detto ciò, ho anche citato degli esempi di autori e case editrici cartacee (ma me ne sono state consigliate anche di digitali, per serietà, solo devo ancora sperimentarle) e mi sconforta vedere che nessuno di voi li ha tenuti nel minimo conto.

  6. Ragazzi, il problema è semplice: in un mondo in cui la crisi la fa da padrone, non ha più senso parlare di ‘materia’… uno perché la gente non sa più dove mettere le cose (io per primo), due perché l’uomo ha troppo sfruttato questa marcia, e deve fare marcia indietro… anche da un punto di vista editoriale.
    Non parlo di problemi piccoli, sapete…? Mi ricordo di uno che mi rifilava i cd perché non sapeva più dove metterli: ‘ho tutto su mp3’…
    La dice lunga. Io la mia biblioteca l’ho esaurita. Non è piccola… Fumetti, libri, ecc. Non ci sta più nulla.
    Questa è la vera urgenza.
    Di molte case… dunque per me il futuro sarà l’aggeggetto che ho in mano ora.
    Secondo voi (in linea ovviamente generale), in un periodo di crisi, un editore sano di cervello -purtroppo, perché per farlo ci vuole follia- chi promuoverà fra il coraggioso di turno e colui che assicura il mercato…? Sapendo che devi metterci del tuo, tra copertina, distribuzione, pubblicità e forse editing…?
    Retorica: la storia già ascoltata vincerà…
    Come vince sempre il film già visto.
    Non posso accontentarmi di Barbie col suo romanzo grottesco, che fra l’altro me ringrazia pure gamberetta…
    Io ringrazio entrambi e cambio marciapiede.
    Non so se l’articolo voleva, come dire, rinforzare l’idea che la libreria abbia una voce in capitolo più autentica a dispetto d’ogni altra: se così fosse, correggete il tiro, per favore, perché è davvero una cosa poco credibile, e il mio commento e quello di Bruno esplicano chiaramente che non è stata detta tutta fino in fondo…
    Se poi si vuol difendere quel pezzettino del mio orticello, ma perché no: più che lecito, e contenti di sapere che vi siano penne prosperose che si dispendiano a favore d’un genere non semplice… L’unico favore che sarei a chiedervi è di evitare lo stile gamberettiano ormai sulle scatole a molti utenti: ovvero, se con la penna si ferisce più che con la spada, con un sito ci si erge a professori più che all’università…
    Non è detto.
    Chiunque può aprire un sito e sfogarsi mettendoci la propria…
    Non è né cool né intelligente, e rischia il demodé. Se non ci credete, andate a visitare Gamberi Arrosto: la giusta controparte all’anticultura italiana di miss G.-Manzoni-scrive-da-cani (come a dire: se le cose stanno così, e allora a te cocca te conviene proprio nun parlà…).
    Ripeto: più lieto invece di sapere che delle persone volenterose approdano al mercato e diffondano il med… Però evitate la spada e lo scudo, per favore; non fa onore alle vostre capacità, che di certo saranno assai più oneste delle altrui…
    La cosa meno credibile di siti come quello di G., ad esempio (mi stupii quando lo seppi), è che lei è critica-editor-scrittrice e se mi riesce pure ballerina.
    Un critico non sarà mai uno scrittore, e viceversa; specie se poi sul sito ‘fantasy’ promuovi le tue cose. Come dire: o mangi il gelato, o mangi gli spaghetti… Non fare lo stesso errore sarebbe sinonimo d’intelligenza.
    Fate sì che questo spazio sia per voi, certo, ma se lo avete iniziato con un criterio diverso che la sola propaganda, allora che non manchi di segnalare quel ch’è giusto segnalare (gamberetta ad esempio disdegna più o meno qualsiasi cosa riconosce non abbia la sua firma).
    Non è che ne andrebbe della nomea di aspiranti scrittori, mediocri e quello che volete, ma della vostra credibilità…
    Gamberetta disse molto velatamente, quando ancora non la conoscevo e le spedii l’indirizzo de ‘L’esercito degli Gnomi Ribelli’: perché oggi molti si nascondo dietro il paravento dello sperimentale…
    Molti: chi…? Fai sempre nomi e cognomi, mo amnesia assoluta…? Danilo Baldoni non ti riesce di dirlo…? Fra l’altro ne sarei estremamente curioso, perché io, al contrario, ‘sti nomi proprio non li so e mi piacerebbe tanto di saperli, che li cercavo (mi sa nemmeno lei, li sa)…
    Ora in un vostro commento leggo: e quanti scrittori oggi si mascherano dietro fan fiction su Lovecraft affetti da eccessivo lirismo…?
    Anche qui: nemmeno uno: solo io.
    Sbaglio…? Dico tanto per capire la direzione del sito… qui nessuno cerca pubblicità, ben lieto che voi ve la facciate… però non avete aperto un vostro sito sui vostri libri, dunque è lecito che il mio sfogo ci sia, se avete porte chiuse a prescindere lì dove invece ci si aspetta che siano aperte… Ne parlo più per difesa dello scrittore che avete mancato di recensire (da parte mia, ormai sono piuttosto vaccinato da sapere che certe cose si possono solo nei propri spazi).

    Per tornare al cambiamento: non bisognerebbe spaventarsi più di tanto… la parola ha subito cambiamenti epocali anche più drastici di questo: dal papiro, al libro, dal libro amanuense alla stampa, dalla stampa al pc…
    Che ne direste, ad esempio di un libro che riprende la struttura del papiro…? E’ ciò che succede nei siti gratuiti…
    E quante idee nuove possono circolare così…? Si prenda La Storia Infinita: quell’idea funziona solo come metaromanzo, gioca sull’oggetto libro… e oggi molte idee possono uscir fuori pensando al supporto telematico, sfruttando l’identico principio. E’ l’evoluzione.
    Poi certo: se escono cose molto buone in linea di massima addrizzo le antenne… ma anche per i libri succitati, che comunque hanno suscitato una pur minima attenzione, io non fiuto grandissime novità. Al momento: poi può darsi che col crescere questi autori me li abbraccerò come dei Vate e comprerò tutto di loro, non lo so…
    Di certo un autore lo si annusa anche in un suo dinamismo estetico.
    Poi, credo che più generalmente il mercato abbia bisogno di gente onesta: di gente che ti dice ‘stiamo scavando per trovare il fantasy italiano: non ci si metterà un giorno…’; ed è un’onestà che varrebbe la pena considerare, perché nessuno può prendere in giro nessuno… Nessuno può dire: guarda, ora l’Italia ha coperto un buco che attraversa Calvino e arriva fino a noi, abbiamo risolto la nostra mancata fantasia e il nostro essere giallisti incalliti.
    No: bisogna avere la correttezza di dire, ‘lavori in corso’, e, con questo cartello, di certo deliziarsi con delle finezze che comunque possono certo sempre essere reperite.
    In merito a Lovecraft… ??? ERA un editor… non che cercasse editor… ???
    Ce l’aveva a morte con editori che gli rifiutavano gran parte del suo lavoro.

    Sulla qualità oramai, come dice Bruno, le cose stanno così: non si opta né per il telematico né per le librerie. Entrambi i reparti possono sparare le minchionate più stratosferiche… dunque direi che sia sempre un problema di qualità; che nessuno comunque indicherà mai, eccezion fatta per i veri appassionati, perché la figura del critico s’è estinta come i dinosauri.
    Ciò detto, auguro buona lettura e scrittura a chiunque: sono di quelli che si augura vivamente una ripresa seria e onesta del genere, specie se più vicino alla nostra tradizione… e di certo questo non è un lavoro che può essere svolto da una persona sola. Al contrario: servono molte, molte persone che si cimentano, dacché lo scavo è profondo e ancora pressoché intatto, per riuscire a tirar fuori dei veri imperdibili tesori… per far sì che il nostro paese eguagli l’Inghilterra la Germania e l’America… e ovviamente spero che il contributo delle persone in ascolto sia o continui ad essere di molto generoso.

    1. Ciao Danilo,
      Vedo di rispondere ai punti che hai sollevato (per quanto una certa reciprocità sarebbe gradita…),

      Sull’editoria digitale vs editoria cartacea: non sarei così entusiasta verso l’una a danno dell’altra. Certo: abbiamo un po’ tutti le case piene di libri e non si sa quasi dove metterli, a parte ciò, la carta dei libri può provenire (come nel Regno Unito e altrove capita già da un po’) o da carta riciclata, oppure da foreste controllate, ove si piantano nuovi alberi, al posto di ogni albero tagliato. L’Ebook è meglio? Pensiamo anche come e con cosa viene costruito un lettore di ebook: i metalli pesanti, altamente inquinanti di cui sono fatte le parti elettroniche, quella plastica difficilmente biodegradabile. Nell’economia globale di come viene costruito e smaltito un prodotto non credo che vincerebbe per forza di cose l’ebook.

      Sulla “vittoria del già visto”: un bel punto, bello articolato, è questo. Qui, mi pare sia obbligo premettere che noi abbiamo questa sensazione molto forte in quanto italiani, ed è un frutto della concentrazione (assai poco da libero mercato) di gruppi editoriali, grandi distributori e catene librarie, in mano a pochi proprietari.
      Questo sistema, attuale, della nostra editoria prenderebbe ispirazione dai sistemi anglosassoni, peccato che di quelli prendano principalmente il peggio: le produzioni trashone che servono a raschiare soldi dai fondi di barile. Ovviamente, nell’editoria in lingua inglese di stampo Fantasy c’è tanto l’iper commerciale quanto le nuove prospettive creative della genere. Da noi questo non è stato fatto e il più grosso editore nostrano si è comportato col Fantasy italiano (mai poi s’è visto anche con altri sottogeneri) come una multinazionale del petrolio, che sfrutta, inquina e poi se ne va, lasciando scorie.
      Però, però, però, non andrei troppo sul radicale, c’è anche da dire che il genere Fantasy gioca su un mix – da libro a libro – fra cose già viste e nuovi spunti, reinterpretazioni. I maestri della Fantasy mondiale hanno letto gli autori che li hanno preceduti e hanno voluto dire la loro su alcune idee del passato. Il Fantasy è un albero delle storie, molti l’hanno affermato, e gli alberi tengono radici (cosa che nell’Italia afflitta da diffuso artistoidismo stenta a venire compreso, ognuno che va per i fatti propri…)

      Sugli intenti di med-fantasy.it: è assai facile fraintendersi su internet, è questione frequente e quotidiana. Fortunatamente gli scritti permangono a testimonianza. Io non so proprio, Danilo, dove hai trovato le tue assonanze fra questo articolo (o la produzione di med-fantasy.it) e quello dei gamberi internettiani: ho forse insultato qualcheduno nella persona? Ho usato termini volgari affibbiandoli a un autore, a chi l’ha pubblicato e ai loro parenti sino alla quarta generazione, e tutto ciò perché un pelosissimo dettaglio (forse poco credibile, forse no) non corrisponde al mio manualetto del perfetto scrittore? Beh, spero che almeno i posteri ci faranno la grazia di non accostarci a simili nefandezze.
      Poi, il Fantasy Mediterraneo noi l’abbiamo sempre considerato un locus da raggiungere, non certo una nuova etichetta con dei “libri nostri” a cui fare pubblicità. Altri, altri hanno usato il termine med-fantasy come un bollino blu da apporre in copertina al testo, per venderlo meglio, ma ti assicuro che con certe persone poi si è creato uno sprofondo incolmabile.

      Qui si fa propaganda, sì, per una scrittura Fantasy da autori, professionali il più che si può, buoni lettori, buoni conoscitori del genere e scavatori, scavatori sì, ma delle nostre tradizioni culturali al fine di portare al mondo l’apporto di un fantastico mediterraneo autentico, nostro, nostro perché parliamo del nostro oggi, e forse del futuro con le immagini tradizionali che vogliamo usare.

      Sulla “fanfiction” non aggiornata: a dire il vero, Danilo, non avevo scritto “lirismo in una fan fiction lovecraftiana”, ma una fan fiction, in stile di scrittura lirista per giunta, howardiano e, non conoscendo i tuoi lavori, stai ben certo che non mi riferivo a te. Considero operazione sterile (tempo sprecato) una riproporre un Conan, o una Sword & Sorcery oggi, tale e quale a quella degli anni ’30. Ribadisco il concetto: la Fantasy, tutta, ha radici e i sottogeneri si evolvono. Dopo Howard, di Conan è stato riportato in vita e aggiornato nel tempo, sino ad arrivare – tanto per fare uno dei vari esempi – al Kharsa Orlong di Steven Erikson. Questa è la via, non scrivere una lirica, più o meno barocca (qui conta l’influenza dello stile di Alan D. Altieri che molto provano a imitare, senza rendersi conto che ci vuole maestria per scrivere in quel modo senza essere ridicoli, e non è certo consigliabile scrivere così per un esordiente), con muscolari signori della spada.

      Sulla qualità nella scrittura: è vero, ma solo parzialmente, quanto afferma Bruno, visto che editori che pubblicano autori italiani che non sono degli sprovveduti e che sanno scrivere (riporto sempre a quei nomi e a quegli editori di cui avevo scritto qualche risposta prima). Esiste l’interesse, però, degli appassionati di Fantasy che si faccia buon Fantasy e buono anche da parte dei nostri autori.
      Sì, c’è bisogno che ci sia un movimento, che si sia in tanti a sperimentare, ma conoscendo le sperimentazioni precedenti, con serietà e la serietà sta anche nell’accettare le critiche, ma c’è una diffusa ipertrofia dell’ego di molti scrittori che sono capaci di mandarti in quel posto, anche per un semplice riscontro non del tutto positivo, perché non entusiasta.

      Infine, spiacente, ma continuo a considerare poco interessante un autore che si presenta da autopubblicato, non è la via che consiglierei a chicchessia per cominciare. Se questa è ragione di offesa, ce ne scusiamo, ma in ogni caso – occorre ripeterlo per la terza volta a quanto pare – noi ci occupiamo di libri già usciti e che si sono guadagnati attenzione per propri meriti, non abbiamo i mezzi per valutare le novità, che siano pubblicate da editore o autopubblicate.

  7. “Inoltre, l’autopubblicazione rischia di essere uno sfogo per il classico scrittore dall’ego ipertrofico che non accetta alcun parere sul proprio testo e lo spiattella là. Mentre noi qui siamo per la scrittura consapevole, da autori, gente che mira a essere un buon professionista prima ancora di essere un “artista”.”

    No, anche qui ti sbagli, sai? Perché io ‘Un Libro Magico’ l’ho autopubblicato, passando per tutte le trappole editoriali già esposte, se di trappole si trattano… ma alla fine è stato acquistato in 100 copie l’anno seguente dal Ministero dei Beni Culturali di Roma… che non so se s’intendano di arte o professionismo, ma insomma, gl’è garbato e l’hanno mandato alle scuole.
    Posso dirmi scontento fino in fondo…?
    Certo: sono nella consapevolezza che qualsiasi curriculum vitae oggi sarebbe infangato e vilipeso dal coglione di turno, ma non posso dirmi scontento fino in fondo…
    Anzi: ne vado molto orgoglioso, sapendo che era il mio primo lavoro e che non ho né amici né parenti, lì…

    Dunque ad oggi mi ritrovo a dire: ogni libro ha la sua gestazione, non importa quale… anche perché già molti si sono spesi nel dire che Italo Svevo ha sempre e solo pagato i suoi libri. E oggi è Svevo. A dispetto di strazulla che rimane strazulla anche se la metti con la copertina brussurata…

    1. Parlavamo di rischio e non di certezze.
      In ogni caso, non possiamo che felicitarci per questo acquisto in massa al fine di distribuzione scolastica.

      Per il resto, fino a ora non ci sembra di avere avvertito da parte tua un sia pur minimo interesse alle argomentazioni di questo sito, ma solo un qual certo dispiacere per uno spazio ove parlare del tuo libro che ti sarebbe venuto meno.

      Non posso che continuare a invitarti a leggere meglio quanto abbiamo risposto sulla natura di med-fantasy.it e la sua mission.

  8. Posso sollevare un quesito…?
    Posto che la vostra buona fede sia assodata e assodabile, ma perché invece non promuovere uno spazio (non parlo nello specifico di me) che non aiuti proprio coloro che sono indietro nel mercato, magari proprio a causa del mercato…? Perché fare la recensione su un libro che comunque ne avrà… quanta utilità può avere…?
    Invece è proprio di spazi come questi, che ha bisogno chi cerca una voce e non sa dove trovarla…
    Se il vostro occhio è attento, si riconosce eccome un libro valido: da qui l’utilità d’uno spazio alternativo sulla rete invece che cartaceo…
    Pensateci, abbiate la mia stima,

    Danilo.

    PS: questo non significa abbracciare cause perse, ma insomma, credo ci siamo capiti… perché precludersi qualcosa…?
    Fra l’altro avete scelto un settore che di titoli ne avrà pochissimissi, credo…

    1. Perché non aprire una sezione alle nuove proposte, da qualsiasi parte vengano?
      Per una serie di motivi, di cui però non fa parte il non interesse o la poca volontà.

      1 – Finora siamo intenti a delineare la storia della Fantasy mediterranea prodotta in Italia (magari potremmo allargarci ad altre nazione, come la Spagna che qualcosa ha in effetti) e questo perché questo è un sito che mira a fornire conoscenze sul genere Fantasy, sulla situazione editoriale, conoscenze storiche e folkloriche, critiche letterarie. Suggerimenti e linee guida, potremmo dire. Non “spazi” per autori, non ora che sarebbe troppo presto (non si comincia dalla fine, senza aver fatto la storia di cosa ci ha preceduto, considerando soprattutto la natura “radicata” della Fantasy).

      2 – Perché siamo a corto di personale, e quei pochi che collaborano hanno anche loro i loro problemi d’impegni e di vita vissuta.

      Detto questo, in prospettiva, chissà, non sarebbe male poter aprire una sessione di “sondaggi” su cosa esprimono i “wild talents” là fuori. In prospettiva però e una posta oltre l’orizzonte di quanto è immediatamente visibile.

  9. Cioè: io chiederei uno spazio dedicato al med-fantasy per un libro per bambini fuori produzione…?
    Sarei malato… Fra l’altro non mi sembra ve ne abbia mai parlato se non ora.
    Si parla di esempi e ho tirato fuori il più vicino possibile, tutto lì…
    No, sono interessato al sito, invece; posso disquisire sulla politica che lo governa, ma è altra questione… piccoli suggerimenti che si possono o abbracciare o rifiutare senza crear danno ad alcuno…
    Degli spazi legati ai commenti servono proprio per esprimere dei pareri, no? Magari anche sullo stesso spazio telematico in cui si scrive…

  10. Mi permetto un commento “ruspante”, non contaminato da analisi asettiche e fuori dalla realtà. Ho pubblicato un libro con mio figlio. Dopo un anno l’ho ritrovato nel sito di una grande casa editrice nell’elenco dei più letti. Piccolo dettaglio: i diritti d’autore…Altro dettaglio: almeno altre due case editrici mi hanno proposto di rieditarlo…Forse si vende se da sei anni è ancora lì. Eppure sono ancora “nella nebbia” di tutte quelle case editrici che mi chiedono il manoscritto del prossimo libro senza, peraltro, fornirmi dettagli su un eventuale contratto…Non sarà che in Italia c’è poca chiarezza nell’editoria e non servono a nessuno tutte le disquisizioni sull’argomento che lasciano il tempo che trovano? Se non hai i requisiti (e non mi riferisco al talento) sei e rimani NESSUNO anche se le tue opere potrebbero essere scolpite nella storia della letteratura. Chiamiamo le cose con il loro nome, per favore!

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