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Festività della Roma Antica – Festa di Neptunus (VIII secolo a.C. – IV secolo d.C.)

Poseidone

Di Cristina Donati

Secondo l’antico calendario di Romolo, Dicembre (decembris) era il decimo mese dell’anno: il conteggio partiva infatti da Marzo, con un “buco” nel periodo invernale (gennaio e febbraio) in cui non aveva luogo nessuna attività agricola. 

Il primo dicembre (kalendis decembribus), uno dei dies nefasti (N), veniva celebrata una festa religiosa in onore di Nettuno[1], derivata dalle Poseidon/Posidea greche: è di sicuro strano che una delle ricorrenze sacre dedicate a Poseidone si svolgesse nel periodo invernale, durante il quale era meno usuale prendere il mare. In ogni caso, la celebrazione era talmente sentita da essere assorbita dal calendario romano[2].

 

Nethuns

Nettuno è il dio romano identificato con il greco Poseidone (Nethuns nella mitologia etrusca). Il suo nome, che sembra essere antichissimo, è di etimologia oscura, sebbene Cicerone lo indichi derivante da nare, forma arcaica di natare, ovvero nuotare[3] e l’antico grammatico Varro lo faccia risalire da nuptus (opertio, il coprire), con un’allusione più o meno esplicita a nuptiae, matrimonio fra cielo e terra[4].

 

 

Nettuno, il nume che la terra cinge, d'infurïar non resta pel divino suo Polifemo, a cui lo scaltro Ulisse dell'unic'occhio vedovò la fronte...

Divinità dell’elemento umido, Nettuno non possiede leggenda propria prima della sua assimilazione con Poseidone, di cui assume i tratti caratteristici: dio dei terremoti, dei cavalli, delle acque dolci, del mare (dopo l’apporto ellenizzante) e della rinascita, figlio di Crono (Saturno) e Rea (Ops), fratello di Zeus (Giove), sposo della nereide Amfitrite con la quale ebbe Tritone, mezzo uomo e mezzo pesce. La sua arma è il tridente, usato per percuotere il terreno causando terremoti, annegamenti e naufragi. Nettuno – secondo solo a Giove – è la materializzazione della virilità, con molti amori e padre di una vastissima progenie: Agenore (la cui figlia Europa darà nome al continente), Belo e Lelex avuti da Libya, figlia di Epaphus. Secondo la tradizione altri discendenti furono Cadmo, Pigmalione, Edipo, Antigone, Cilice, Fenice, il gigante Orione, il ciclope Polifemo e tanti altri. Con la gorgone Medusa concepì Pegaso, il celebre cavallo alato.

Nella mitologia Romana, Nettuno aveva una divinità associata (paredra) detta a volte Salacia a volte Venilia. Il suo tempio si trovava a Roma, presso il Circo Flaminio all’interno del Campo Marzio, ed era eretto sopra un ruscello.

Nettuno/Poseidone

Il dio viene spesso ritratto su di un cocchio trainato da ippocampi o cavalli che galoppano sul pelo dell’acqua. Presso i romani, inizialmente meno dediti dei greci alla navigazione, era onorato come protettore dei pescatori e dei battellieri nonché signore dei cavalli: per questo motivo gli venivano dedicate le corse nel circo. A Poseidone/Nettuno era sacro anche il delfino, sempre apprezzato dai marinai in quanto il suo apparire era segno di mare calmo e, quando nuotava vicino alle imbarcazioni, si riteneva contribuisse a mantenerle in rotta. Questo dio delle acque era l’unico, assieme a Marte e Apollo, cui fosse lecito sacrificare dei tori. 

 


[1] Da non confondersi con i Neptunalia del 23 luglio

[2] Occorre a questo proposito fare una puntualizzazione: poiché in italiano la parola “nefasto” è divenuta sinonimo di “infausto”, molti credono che i dies nefasti fossero “giorni di malaugurio”: in realtà, erano semplicemente giorni in cui non si discuteva nei tribunali né si facevano affari, ovvero festivi.

[4] Varro Lingua Latina V 72: Neptunus, quod mare terras obnubuit ut nubes caelum, ab nuptu, id est opertione, ut antiqui, a quo nuptiae, nuptus dictus.: “Nettuno, poiché il mare copre le terre come le nubi il cielo (ovvero nuptus – velare – come usavano dire gli antichi, da cui nuptiae) fu chiamato nuptus“.